Upcycle | Upcycle al tempo del Corona Virus
Upcycle Milano Bike Café di Milano è il primo bike bistrot d'Italia
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Upcycle al tempo del Corona Virus

Locale pubblico = pubblica utilità.

3 Marzo 2020 – In questi giorni le foto di Upcycle sono state riproposte in varie pagine del Corriere della Sera: pagina online di Milano, poi in home sul nazionale, poi, ieri, a pagina 7 del cartaceo. Un po’ di orgoglio in questi giorni pallidi ed emaciati. Ne avevamo bisogno.

A guardarle da vicino e a considerare il contesto infettivo in cui fanno bella mostra, quelle foto ci raccontano almeno due cose.

La prima: di un luogo e una città dove negli ultimi anni si sono ricomposti ossimori, stratificate innovazioni, poi diventate così rapidamente abitudini da connotare Milano stessa, come in una cartolina: il professionista nomade che trova un approdo per poche ore come fosse una baia riparata; studenti e docenti insieme, fuori dalle scuole e dalla università; neo-mamme che organizzano orgogliose sessioni di allattamento di gruppo; l’agente letteraria insieme al famoso scrittore, vicina ad occhi discreti; un mug traboccante di caffè che si dota di un pc come piattino; la torta vegana che incontra l’hamburger al sangue; il cane che abbaia e la telefonata di lavoro; le ripetizioni in inglese e la radio olandese.

La seconda: è un attimo e tutto questo rischia di scomparire. La convivialità, l’inclusione, il conflitto, e la pace che ne segue, sono tutte cose che richiedono esseri umani, tanti, possibilmente diversi, che stanno lì vicini, gomito a gomito. Se i gomiti si allontanano troppo, monta una strisciante diffidenza, ricompare l’individualismo e, ancora un attimo, il senso di solitudine.

Nato come un locale bike-proud e bike-activist, negli ultimi anni Upcycle è diventato anche un luogo per lo studio, la lettura, il lavoro, le idee, il confronto, i racconti. Una lenta e graduale metamorfosi, sempre aggiuntiva e mai sottrattiva.

Come per tanti posti che hanno reso Milano una città più aperta, tollerante, vivace, vivibile. Locali pubblici che sono diventati snodi di un’infrastruttura sociale, più efficace e potente del 5G prossimo venturo, che va protetta, custodita, aumentata e moltiplicata. Come fosse di pubblica utilità.

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